BORSA DI STUDIO LOGOTETA. L’EUCLIDE SUL PODIO CON LA GIOVANE SILVIA ROMEO

All’Euclide il terzo premio (su ventisei scuole partecipanti) con concorso, borsa di studio “Giuseppe Logoteta”, un concorso Il concorso è indetto dall’Associazione Culturale “G. Logoteta” ed è riservato agli studenti degli ultimi due anni (IV° e V° anno) delle Scuole Secondarie di Secondo Grado
della Regione Calabria. Il Premio si articola in due sezioni: sezione Letteraria e sezione Artistica. Il podio nella sezione letteratura, l’ennesimo di quest’anno per la nostra scuola è giunto grazie all’elaborato di Silvia Romeo, nostra compagna della classe quinta IPSSAR, seguita dalla docente referente del percorso, Prof.ssa Dominella Lipari. Vi proponiamo di seguito il testo integrale dell’elaborato premiato.

La redazione

Il Testo integrale dell’elaborato:

Cronaca del mio incontro di ieri con Dante Alighieri: I miei omaggi messer Dante… mi sembra che ai vostri tempi ci si rivolgesse in questi termini agli interlocutori autorevoli. Sono una ragazza del 2021, cresciuta e vissuta in una realtà distante, ben 700 anni dalla vostra dipartita. Non sono fiorentina, forse i vostri coevi mi avrebbero definita “italiota”, ovvero originaria dell’Italia meridionale, nello specifico risiedo in provincia di Reggio Calabria. Ah, è vero, le province nel ‘300 non esistevano… diciamo che sono delle vaste aree formate da diversi comuni, generalmente ricompresi nell’ambito di una stessa circoscrizione territoriale, mentre l’Italia, la nazione alla quale appartengo, include quasi tutto lo stivale fino alle Alpi, annoverando nel proprio ambito anche due grandi isole del Mediterraneo, la Sicilia e la Sardegna. In questa nostra conversazione, non vi nego di sentirmi in imbarazzo, Voi siete il padre della letteratura italiana, ed io non sono né più né meno che una semplice lettrice di ciò che i tanti autori studiati a scuola sono riusciti a produrre, grazie soprattutto, alle memorabili opere che ci avete lasciato. Più volte mi sono chiesta, se in vita avreste mai immaginato, quali positivi strascichi per la posterità avrebbe determinato la vostra letteratura impegnata? Già, dimenticavo, in questa occasione sono io a dover descrivere le sensazioni suscitate dal vostro viaggio tra l’umano e il divino… allora, cosa mi ha colpito? Anzitutto, il vostro coraggio, difatti da guelfo bianco aveste l’animus non solo di rivendicare l’autonomia di Firenze dal papa, ma addirittura di denunciare con la vostra Commedia, che noi conosciamo come Divina commedia, la corruzione ed il malcostume dilagante nel vostro secolo. Al riguardo, mi piacerebbe poter dire che le cose siano cambiate, che la res publica, oggi, sia affidata a persone capaci ed integerrime, insomma, autenticamente probe le quali, per consuetudine antepongono l’interesse generale a quello personale… purtroppo però, la storia si ripete tristemente, e per dirla alla Giambattista Vico, eminente filosofo vissuto a cavallo tra il ‘600 e il ‘700 anch’esso apologeta dell’antichità classica, ha i suoi corsi e ricorsi, ed in effetti la cronaca non solo degli ultimi anni, ma di tutti i secoli seguiti al vostro, ci consegna uno scenario, a dir poco inquietante. Se vogliamo l’elemento di novità è rappresentato dalla perdita del potere temporale del papa, comunque datata e riconducibile al 1870, ed anche alla caduta della monarchia in diversi paesi europei. Qual è lo stato dell’arte? Volendo sintetizzare, molte nazioni fra cui l’Italia sono diventate delle democrazie, ovvero l’incombenza di governare è affidata ad amministratori eletti dal popolo a suffragio universale. Quante cose sono cambiate, ma solo apparentemente… infatti, è mutato il casato dei profittatori, con la differenza che un tempo erano blasonati, e adesso invece, sono espressione del popolo che dovrebbero rappresentare. Ritornando agli aspetti del vostro excursus tra l’umano e il divino, quello che mi ha sempre affascinato del vostro viaggio è rappresentato dalla ripresa della cultura classica come strumento finalizzato al recupero di valori universali ed eterni, del tipo la pacifica convivenza, la felicità di un’esistenza non esasperata dall’ansia del successo ad ogni costo, ed anzi, equilibrata dalla ragione, la gioia derivante dal conoscere, la sicurezza di una giustizia infallibile, la certezza di una rispondenza tra umano e sovrumano; per non dimenticare, le istanze progressive di cui foste portatore, la carica
umana e la perennità di lezione e suggestione, che basterebbero da sole a rendere attuali i vostri insegnamenti. E la parola chiave ai fini della disamina chi mi occupa è appunto, “attualità”. A questo proposito, come non evocare Karl Marx, filosofo del XIX secolo, con la sua antica domanda “perché le grandi opere del passato ci parlano ancora? Come è possibile che abbiano ancora qualcosa da dirci?” Al riguardo, spero di non scadere nella banalità e che le mie risposte alla questione che ne consegue, id est “se la vostra opera sia ancora attuale”, non si appiattiscano acriticamente in una contrapposizione tra presente e passato. Venendo all’introibo, potrei spingermi ad affermare che Voi foste il primo protagonista della transizione dal Medioevo alla modernità, costruendo nella Commedia un equilibrio mirabile fra presente e passato, fra tradizione e mutamento, fra individuo e comunità, fra filosofia e teologia. L’attualità di questi temi consiste nella vostra capacità di trasporli anche nella coscienza dei vostri personaggi, che pur nello sfondo cosmico della Commedia, appaiono come paradigmi di esperienze individuali, come attori della propria esistenza. Da questo punto di vista, foste un precursore dell’individualismo… tuttavia, il vostro individualismo è ancora fortemente impregnato di eroismo, come l’individualismo di Adamo che dopo esser stato scacciato dal paradiso si getta alla conquista della Terra. Volendomi sbilanciare in una contrapposizione tra il vostro individuo, cd. “dantesco” e l’individuo moderno, ci si avvede del vuoto lasciato dalla “morte di dio” e dalla radicale immanentizzazione della legge morale. Specie nei canti dell’Inferno e nelle tragiche figure che si susseguono a raccontare la propria storia di sventura, Voi mostrate una capacità di introspezione e di rappresentazione delle passioni umane che anticipano financo i temi “dell’analisi dell’io” e della narrazione, che diventerà il leitmotiv del romanzo novecentesco sino ai nostri giorni. Senza dimenticare il rapporto tra ragione e passione, il quale non può prescindere da un parallelismo con la realtà che stiamo vivendo, in cui le passioni sono spente ed è residuata l’emotività epidermica… ma non disperiamo, poiché sotto le ceneri è probabile che il fuoco rubato da Prometeo continui ad ardere. Quindi, paradossalmente è proprio l’inattualità del vostro messaggio a renderlo attuale ed edibile, però solo se si provasse a scrutare più in profondità, oltre il sazio benessere di questa società. Quanto alle vostre guide nell’aldilà, Virgilio, autore latino tuttora tra i più studiati ed ammirati, allegoria della ragione nella Commedia, seppe tenere a freno i vostri istinti e fu impareggiabile nel guidarvi per la via della salvezza spirituale, assolvendo di tal guisa a tre funzioni: anzitutto, di guida materiale attraverso il mondo infernale, poi di padre affettuoso che vi incoraggiò nei momenti di paura e di sconcerto, ed in ultimo di maestro, cioè di colui che chiarì i vostri dubbi, le vostre incertezze. Beatrice (donna che dà beatitudine) invece, è una figura centrale nella vostra evoluzione poetica-intellettuale-morale, addirittura fin dalle prime composizioni, le Rime e Vita nuova. Beatrice che scende dalla rosa dei beati, dove risiede, nel limbo per sollecitare Virgilio affinché venga in vostro aiuto, e grazie al quale uscirete dalla selva in cui vi eravate smarrito. Sempre Beatrice che dopo un severo rimprovero per le colpe commesse, vi guida dalla sommità del paradiso terrestre sino alla candida rosa dei beati. Beatrice, in sostanza, è allegoria della teologia che vi svela i misteri divini. Per quanto mi concerne, ex post dopo la lettura della vostra opera sarebbe difficile immaginare per Voi compagnie migliori.
Giunta sin qui, consentitemi però, di snocciolare qualche aggiornamento… difatti, nel 1348 l’Italia e l’Europa vennero sferzati da una epidemia di peste, la chiamarono “peste nera”, e purtroppo, negli ultimi due anni il mondo intero è stato alla mercé di una nuova pandemia definita dagli alchimisti e dai cerusici del mio tempo “Covid-19”. Chi più chi meno ha perso amici, parenti, fratelli, genitori… lunghe carovane di bare hanno affollato le nostre strade ed i nostri pensieri… eravamo attanagliati dai morsi della paura, e ahinoi, non si può ancora dire di esserne usciti… comunque, la prova più ardua di sicuro, è consistita nel sopravvivere ai nostri cari, giacché a dirla tutta, ancora non ho ben compreso dove finiscano le persone dopo la morte, ma so bene dove rimangono. Nel frangente mi sono sentita inadeguata, inerme, in balia di un destino rispetto al quale avevo due opzioni, o smarrirmi in maniera irreversibile, oppure impegnare il tempo in qualcosa di produttivo e di utile per me e per la mia famiglia, onorando in questo modo il sacrificio di tutti quelli che non ce l’avevano fatta. Allora, ho deciso di applicarmi nello studio, come anche in tanti piccoli lavori domestici, e non vi nego di avervi pensato, di aver immaginato un mio viaggio nell’oltretomba alla ricerca di un ultimo saluto, di un ultimo abbraccio alle persone a me care. Spero a questo punto, non penserete male di me etichettandomi sommariamente come una persona che sviluppa balzane fantasticherie, ed anzi, vi posso assicurare che io abbia i piedi ben piantati per terra, ma viaggiare con la fantasia mi ha aiutato a ritrovare la via della serenità. Al che mi sono chiesta se anche Voi, possiate esservi cimentato nella Commedia, sì per dispensare lezioni di etica, ma forse sul piano umano, soprattutto per esorcizzare il demone della solitudine, per compensare la perdita della persona amata o la mancanza di un amico rispetto alle quali, la vostra autorevolezza nella scrittura è stata funzionale al conseguimento di questi obiettivi. Adesso ne sono certa, anche Voi come me, cercavate qualcuno, vi sentivate solo, e quel tipo di occupazione ha contribuito a mantenervi in vita… ed alla fine, quando avete terminato la vostra opera, si è conclusa anche la vostra esperienza terrena, ed al riguardo mi fa piacere immaginarvi ricongiunto a Beatrice ed a Virgilio in un paradiso nel quale, finalmente la memoria dell’incontro con il divino non sia resa evanescente dalla prospettiva di un rientro sulla Terra. Foste un uomo di grande virtù, che ebbe il coraggio di mettere in mostra nelle sue opere non solo la parte migliore di sé, ma anche le proprie debolezze e le proprie paure… eravate destinato a diventare la persona che avete deciso di essere, un riferimento valoriale per tutti gli italiani che hanno tratto ispirazione dalle vostre parole, ed io ritengo che Nostro Signore ve ne avrà sicuramente reso merito… mentre per quanto attiene al contingente, appunto, nonostante siano passati più di 700 anni dalla vostra dipartita, le vostre rime continuano ad essere oggetto di studio, e sono persuasa, continueranno a giovare a tutti quegli italiani che come Voi aspirano ad un mondo migliore, in cui per intenderci, i salti di qualità sono possibili ma solo se esemplati su modelli edificanti… è quanto mai il caso di dire che l’educazione faccia premio sull’esempio. Mi congedo da Voi messer Dante, rinfrancata dal fatto di aver scorto nei vostri occhi un piccolo riflesso di luce divina, il che mi induce a credere che un mondo migliore sia sempre alla nostra portata. Grazie per avermi ispirata quando mi sono sentita mancare, grazie per avermi motivata quando l’inedia stava per prendere il sopravvento, grazie per avermi fatto apprezzare la luce senza la quale avrei smarrito la strada, e grazie per avermi invitato a sopportare l’oscurità che mi ha mostrato le stelle… e grazie per avermi fatto compagnia. Solitamente quan d a cui tengo , mi scappa la lacrima cd. d’ordinanza , o sto per accomiatarmi da qualcuno è un modo di dire del XXI secolo, ma nel l’occasione lacrime mi impedirebbero di ri vedere le stelle. mi tratterrò, perché è sera e le 4

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