CELEBRAZIONI DANTESCHE. MENZIONE SPECIALE PER DUE ALUNNE DELL’EUCLIDE AL CONCORSO PROMOSSO DA CGS SALES

L’Euclide fuori le mura. Non il titolo di un cortometraggio ne un riferimento storico, soltanto un leit motiv che per la nostra scuola continua a ripetersi senza soluzione di continuità sancendo un successo dopo l’altro anche lontano dalle mura fisiche di un Istituto che speriamo di riguadagnare in fretta, lasciandoci alle spalle un anno e mezzo assai travagliato. L’ultimo successo in ordine di tempo è quello ottenuto dalle nostre compagne Sara Zaccuri e Silvia Minniti della classe III A Liceo, al termine del concorso dal titolo “Dopo 700 anni, con Dante a riveder le stelle”. Un premio letterario organizzato dall’Associazione CGS Sales, Patrocinato dalla Fondazione “C. Marzano” Onlus, dall’ ANP – sezione di Reggio Calabria e dalla casa editrice Città del Sole, e celebrato qualche sera addietro nel cortile superiore dell’Oratorio Salesiano di Bova Marina. Il concorso era rivolto agli studenti delle classi del triennio delle scuole secondarie di secondo grado della Città Metropolitana di Reggio Calabria. L’idea nata per contribuire alle celebrazioni nazionali per i 700 anni dalla morte del “sommo poeta” ed ha preso le mosse dall’intento di promuovere e stimolare nei partecipanti la creatività e il pensiero critico, facendo nel contempo emergere quella curiosità cognitiva che stimola il fluire libero di idee e di nuovi ragionamenti. Un’opportunità per i ragazzi di valorizzare competenze e abilità operative. Ai candidati è stato chiesto di sviluppare un elaborato attenendosi alla seguente traccia. “Prodotto dell’epoca medievale e opera tra le più importanti della nostra storia letteraria, la Commedia di Dante è un capolavoro capace di coinvolgere tutte le classi sociali e di attraversare i secoli, rimanendo modello di vita per generazioni, riferimento vivo ed attuale a distanza di 700 anni. Con altra voce e con altro vello, scendi tra i dannati dell’Inferno, attraversa le anime purganti del Purgatorio ed innalzati tra i beati del Paradiso: storie di uomini, donne, demoni e santi tanto lontani nel tempo quanto incredibilmente vicini a noi nell’espressione di quei sentimenti umani eterni e mai mortali. Scegli uno/a tra loro con cui dialogare e realizza un’intervista in cui ognuno parli e rifletta dalla sua epoca, in un rimbalzo ideologico tra presente e passato che possa fungere da esercizio di comprensione e tolleranza tra civiltà, culture e ideologie lontane dalle nostre nel tempo e nello spazio.” Tre i finalisti premiati e altrettante le menzioni speciali, su un totale di 54 elaborati esaminati da una giuria composta dai Prof. Caterina Nicita, Maria Zema e Santo Scialabba.

Proprio tra le menzioni spicca quella delle nostre compagne, insignite del riconoscimento con la seguente motivazione letta nell’occasione dal Prof. Scialabba: “Interessante e attuale è la questione. Il testo si fa leggere e non stanca; pulita la forma; originale l’invenzione della narrazione”. Ad accompagnare le ragazze è stata per l’occasione la Prof.ssa Mariella Napoli che portando i saluti del nostro dirigente, la Dott.ssa Carmen Lucisano, ha voluto rimarcare oltre alla bravura delle due autrici anche il ruolo della nostra scuola sempre più attiva e propositiva nel territorio della Città Metropolitana, ringraziando nello stesso tempo le colleghe del dipartimento di lettere che hanno seguito in questa come in tante altre occasioni i ragazzi. Vi proponiamo di seguito il testo dell’elaborato insignito con la menzione speciale della giuria:

La redazione

“LACORRUZIONE POLITICADAL 300AL 2021”:

Quando il passato incontra il presente ci si accorge che il mondo non è poi così cambiato. Nel mezzo del cammin di nostra vita, ci ritrovammo in una selva oscura, non perché avessimo smarrito “la diritta via”, ma per capire da dove “corruzion venìa”. L’intrigo dei rami bitorzoluti della selva non faceva trapelare neanche un minimo fil di luce, il terreno brullo e secco era privo di vita e la vegetazione appariva come un ostacolo insormontabile ai nostri occhi. Un silenzio assordante ci circondava e la spettralità di questa visione ci invase in pieno. Ecco giungere tre fiere a sbarrarci il cammino, una lonza, una lupa ed un leone, e nel mentre cercavamo una via d’uscita, ecco apparire un’ombra distinta e accigliata. Ad un semplice suo gesto le belve si distolsero e noi tirammo un sospiro di sollievo, che durò ben poco visto il tono con cui l’ombra ci parlò. Portava sulle spalle un mantello che copriva il suo fisico possente, forte e superiore, fino al polpaccio, a momenti sembrava evanescente eppure il suo piglio si notava a primo impatto. L’anima si avvicinò e si rivolse a noi con superbia: “Chi siete e che ci fate qui ancora viventi?”. Feci un passo avanti e risposi intimorita: “Veniamo per comprendere e capire…” “Venite per comprendere e capire? Questa sì che è una bella novità! E cosa dovreste capire, voi, viventi, quaggiù all’ingresso dell’Inferno e alle porte della selva oscura?”, rispose lui. “Oh gentile anima” chiese la mia compagna di viaggio, “Chi siete? con chi stiamo parlando?”. L’anima si avvicinò ancora di più a noi e ci disse: “Chi sono io? Chi siete voi? Da dove venite? E che vestiario singolare indossate?”. Entrambe ci guardammo le punte scolorite delle nostre all stars e i leggings alla caviglia, oggi così tanto di moda, vidi me stessa dello stesso rossore di chi mi stava accanto e subito risposi: “Veniamo dalla quotidianità che per lei è il futuro, un futuro lontano e anteriore dove tutto è alla rovescia, l’ordine è disordine, dove i giovani sono già vecchi e i vecchi si sentono ancora giovani”. La compagna accanto a me con un colpo mi zittì e continuò “La nostra società è attanagliata da guai e pericoli, primi fra tutti la corruzione politica, ma lei, credo sia la persona giusta a cui chiedere, mi par di riconoscerla, non è Farinata degli Uberti al quale sto parlando? “Orsù, denoto con piacere che son famoso e se è vero che venite da lontano mi sento ancor più fiero. Sì, son io colui che avete or ora citato”, rispose l’anima con fare altezzoso e proseguì: “Provengo da una nobile e ricca famiglia ghibellina, gli Uberti, tante sventure ebbi io nella mia vita, fui avversario politico di colui che prima di voi fece questo viaggio passando per gli inferi, Dante Alighieri, ma ditemi cos’è dunque che fin qui vi guida?” E così mi apprestai a rispondere: “Siam qui perché sono passati anni, secoli e millenni, e si soffre ancora di un male incurabile ed infido, si insinua nel cuore e nella mente dei uomini, si chiama corruzione e sta intaccando la politica dell’Italia come la melma che copre con la sua coltre ogni cosa, ci è parso di capire e abbiam studiato che anche ai giorni suoi vi era una simile situazione…”. “La corruzione è un male che non tramonta ed io purtroppo la vissi sulla mia pelle. Vissi in un periodo in cui Firenze era colpita e tormentata da continue discordie, attraversava un momento complicato. Era una città intimamente lacerata e continuamente soggetta alle lotte civili, si aguzzavano sempre di più i contrasti tra il ceto popolare e quello magnatizio. Regnavano potere, ricchezza e tradimento, corrotta era Firenze e corrotti erano i suoi abitanti, avidi di cupidigia, del potere del denaro.” Si interruppe per prendere fiato e proseguì: “Era questa la situazione della mia Firenze, io stesso ne conobbi le conseguenze, era questa la Firenze descritta da Dante e dalla quale doveva stare alla larga nonostante l’amasse più della sua vita. Anche io amavo la mia città, questo è certo, ma non nego che regnassero l’avarizia, la superbia e l’invidia, i tre mali dell’umanità.” Quanto Farinata ci stava descrivendo sembrava rivivere nei nostri ricordi quotidiani, la nostra società e la sua erano identiche e forse lo capì dai nostri visi e continuò: “Certo il mondo ora è cambiato, siete moderni e lontani da noi che pur ci comportammo così male, avrete imparato dai nostri errori…Vorrei sperar che nel vostro mondo le circostanze sian cambiate e che un soffio di speranzaprevalga ora nei vostri animi”. “Vorremmo poterle dare risposte positive ma la verità è che cambiamenti non ci furono e non ce ne saranno mai” rispondemmo noi “la politica veste una maschera lontana dalla verità, ci troviamo in un periodo difficile e in più è diffusa l’indifferenza di chi potrebbe far tanto e invece pensa solo ad aumentare ricchezze e prestigio, viviamo nel 2021, ma le menti e gli errori son gli stessi”. Sul viso di Farinata comparve un ghigno e una nuvola di sabbia si levò dalla selva, trascinata da un vento impetuoso. “Son anima dannata e devo ritornare laddove Dante mi vide e mi parlò, non v’è riparo per gli uomini se non comprendono dagli errori del passato e come il fiorentino prima citato disse: “Ahi serva Italia, di dolore ostello…” e trascinato dalla nube scomparve. Noi ci proteggemmo con le mani il viso…quando tolsi le mani dai miei occhi mi svegliai, mi ero addormentata sulla prima pagina del X Canto dell’Inferno, la mia amica mi scuoteva e con fare annoiato mi disse: “Allora abbiamo capito chi è questo Farinata??”  

Di Sara Zaccuri e Silvia Minniti III A Liceo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Follow by Email
Facebook
Google+
http://euclidenews.altervista.org/celebrazioni-dantesche-menzione-speciale-per-due-alunne-delleuclide-al-concorso-promosso-da-cgs-sales">
Twitter
INSTAGRAM