CON DAWOOD YOUSEFI E LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO PER RIDARE VOCE ALL’AFGHANISTAN

Proseguono senza sosta gli appuntamenti in programma per quel che concerne il nostro percorso di giornalismo, e nell’ambito della programmazione per l’anno in corso, qualche settimana fa abbiamo sperimentato una conferenza stampa in redazione. Ospiti per l’occasione sono stati alcuni rappresentanti della scuola della pace della Comunità di Sant’Egidio, ma soprattutto, in collegamento da remoto, Dawood Yousefi, profugo afgano, con cui abbiamo discusso su temi importanti quali la situazione dell’Afghanistan e l’impegno sociale. Dawood ha racconta il viaggio, durato 11 mesi, che 20 anni fa dall’Afghanistan l’ha portato in Italia, il periodo di difficoltà vissuto appena arrivato, ma anche la soddisfazione di avercela fatta. Nato e cresciuto in Afghanistan, paese che da anni è soggetto alla violenza dei talebani e che di recente è stato conquistato da quest’ultimi, proprio a causa della minaccia incombente dei talebani, venti anni fa decise di lasciare il proprio paese per intraprendere un lungo viaggio, durato 11 mesi, fino ad arrivare in Italia. Sfortunatamente la sua odissea non si concluse con l’arrivo in Italia. Per quasi un anno fu costretto a vivere per strada tra la miseria e la sporcizia, eppure questo non gli ha fatto perdere la speranza, il coraggio e la forza di ricominciare. “Dopo 100 giorni di occupazione non si parla più di Afghanistan”. Nonostante si sia lasciato i brutti periodi alle spalle, la rabbia per la situazione dell’Afghanistan e per i talebani è rimasta. Ma anche la delusione per il trattamento che i media hanno riservato all’Afghanistan – ci dice Dawood – parlando della sua situazione solo subito dopo il primo periodo di conquista da parte dei talebani e adesso, nonostante siano passati più di cento giorni dall’occupazione e le condizioni siano sempre le stesse, hanno smesso di parlarne. Ad affiancare Dawood Yousefi durante la sua intervista c’erano come dicevamo in apertura, alcuni ragazzi della scuola della pace della comunità di San Egidio con sede a Melito di Porto Salvo. Ma cerchiamo di capire meglio cos’è di preciso la scuola della pace. Si tratta di un centro completamente gratuito che ha come scopo quello di affiancare la famiglia nel loro compito, sostenendo i bambini nell’inserimento scolastico e nell’educazione, ma anche quello di aiutare gli anziani, donando loro qualche ora di divertimento e spensieratezza. La scuola della pace della comunità di Sant’Egidio è animata da molti volontari, soprattutto giovanissimi che affiancano i bambini nel percorso educativo e migliorano le giornate agli anziani che non hanno la fortuna di avere una famiglia che gli stia vicino. Tra qualche giorno tornerà un evento molto importante organizzato dalla comunità, il “rigiocattolo”, iniziativa molto conosciuta e basata su un principio semplice: non tutto ciò che non si usa più è da buttare, basta, infatti, un piccolo ritocco e una bambola, un puzzle o un peluche potrà trovare una nuova vita, facendo felice un altro bambino che non può permettersi quello stesso giocattolo nuovo. Ecco, tra qualche giorno i ragazzi di Sant’Egidio offriranno questa possibilità a tanti bambini e noi intanto li ringraziamo assieme a Dawood per averci fornito la possibilità di sperimentare ancora una volta la realizzazione di una vera conferenza stampa, appuntamenti che si ripetono con sempre più frequenza e con i quali stiamo ormai prendendo confidenza.

Di Giulia Licordari e Piera Plutino IIIA Liceo

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