PENSIERI IN ORDINE SPARSO. IN VIAGGIO SEMPRE AD UN PASSO DALLA FELICITA’

Pensavo stamane a quanto la vita sia una continua ricerca della felicità. Tutti desiderano essere felici ma come sosteneva Rousseau, “per raggiungere questa condizione bisogna iniziare a comprendere cosa si intende davvero per felicità”. È una parola fuggente e banale, è al tempo stesso complicata da spiegare, ma evidente e semplice, qualcosa di cui nonostante esista da sempre non sappiamo dare una definizione precisa. Ognuno di noi ha concetti diversi di felicità, ma mi viene da dire che forse, al di la delle predilezioni e dei sogni di ognuno, la vera felicità è quella di un bambino, che vede in ogni piccola cosa una meraviglia senza tempo, o forse come sostiene Leopardi, si è felici fino a quando non si conosce la realtà, fino a quando non ci si scontra con l’arido vero”. Ma noi siamo davvero felici? Spesso alla domanda “Sei felice?” ci mettiamo a riflettere sulla risposta e ancor più frequentemente, non sapendo se lo siamo realmente, concludiamo il discorso con un semplice “Sì, abbastanza dai”. La felicità è quindi una specie di mistero che diventa ancor più ignoto in una società com’è quella attuale che pretende di vederci tutti felici, imponendoci anche dei modelli. Possedere invece che esistere, esser belli invece che essere, esser giovani invece che mostrare i segni di una vita trascorsa. Pensandoci, anche nel mondo greco a dominare è un ideale di “kalokagathìa”, gli eroi greci erano belli, giovani e la bellezza era sinonimo di virtù interiore, una sintesi di perfezione fisica e morale, al punto che i personaggi brutti dell’Iliade, come Tersite, sono anche codardi, infelici e destinati ad essere ridicolizzati: gli antichi canoni di perfezione e felicità attraversano i secoli, non modificandosi per niente. Oggi, tutti firmerebbero per avere una vita felice e perfetta, influenzati spesso dai modelli di felicità presenti nelle pubblicità. Ma dove possiamo trovare la vera felicità, se basta guardarsi un po’ in giro per percepire quanto invece siano infelici le persone che abbiamo intorno: sguardi bassi su un tram,

facce disperate e stanche, mani consumate da lavori mal pagati, file interminabili al supermercato senza nemmeno un saluto, un gesto di gentilezza, un cenno di gioia. Mi chiedo perché tutto questo, quando in fondo basterebbe anche solamente un piccolo sorriso, vero, per rendere felice l’altro?

Potremo mai, quindi, raggiungere la felicità o è solo un’interminabile corsa come tra Achille e la tartaruga? Passando da una scelta ad una sfida, l’uomo cammina sempre verso un obiettivo che a volte ha bisogno di essere condiviso, perché la felicità è anche un viaggio, che non si affronta da soli, e perché, a pensarci, è molto più difficile essere felici da soli che in compagnia. È una strada da percorrere, che dipende dalle nostre scelte. E a volte, la felicità può anche non essere reale. Felicità è sentimento, stato d’animo effimero che vale però una vita intera, forse è per questo che ne siamo alla sua costante ricerca. Si tratta di un momento, un punto unico di contatto con qualcosa di straordinario, un singolo “momento che arriva fin lassù, fino a spostare gli assi e la geometria delle stelle, fino a modificare l’algebra infinita dell’universo”. Momenti che cerchiamo e a volte ci trovano improvvisamente, come degli affamati cercano del cibo, come dei bambini cercano il loro peluche preferito, come degli scienziati cercano una nuova teoria, come degli ubriachi cercano la loro casa, come degli uccellini cercano il posto in cui migrare: sapendo che esso esiste, ma cercandolo confusamente. Ed è l’attesa che caratterizza il desiderio, che lo alimenta sempre di più. In realtà, forse, la vera felicità è non aver bisogno di felicità, perché felici magari lo siamo già abbastanza: non è felicità l’avere una famiglia? Non è felicità tutto ciò che abbiamo e non che possediamo? Non è felicità il solo vivere?

Cerchiamo le cose come se ci fossero dovute, come se previsto da una qualsiasi legge suprema, le cerchiamo a volte proprio come gli occhiali quando li abbiamo in testa. Ecco, la felicità, quella vera, ce l’abbiamo proprio “sul naso”; la felicità, diceva Orazio, è poter dire ogni giorno “Ho vissuto”.

“Ho vissuto”, ed è questa l’unica cosa che conta … la felicità è nella vita: in questo susseguirsi di esperienze, in questo fluire di sangue, in questo cuore che batte instancabilmente ogni secondo.

Di Vittoria Altomonte, IIIC

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Follow by Email
Facebook
Google+
http://euclidenews.altervista.org/pensieri-in-ordine-sparso-in-viaggio-sempre-ad-un-passo-dalla-felicita">
Twitter
INSTAGRAM