RESILIENZA, DAL LATINO RESILIRE AL PRESENTE…NON MOLLARE !

Ascoltando il Tg l’altra sera, tra dati di tamponi, di vaccini ed altre chicche che ci fanno compagnia da oltre un anno, mi è capitato di sentire che il governo sta varando il piano di ripresa e resilienza, ecco resilienza, questo termine mi ha colpito, perché, nonostante sia entrato ormai da tempo nel lessico comune, spesso ci interroga sul suo significato e sui contesti di utilizzo. Si tratta di un termine che nella vita fa spesso il paio col sentirsi inadeguati, trovando la capacità di resistere alle difficoltà e ai problemi di ogni sorta con costanza e caparbietà, senza mai abbandonare l’idea di superamento.  Quando penso alla resilienza penso alla capacità di reagire alle situazioni più difficili, quando tutto intorno è buio, dando fondo alla razionalità per trovare quell’elemento positivo da cui ripartire. È lo stimolo alla certezza che ad ogni evento negativo possa seguire una soluzione ottimale, per riallacciare quello che montale chiama l’anello che non tiene. Il termine deriva dal verbo latino “resilire“ che significa rimbalzare, saltare indietro, infatti ci si può opporre o contrastare un urto, ammortizzarlo o assorbirlo in virtù della propria forza mentale e psicologica. Il concetto si applica a diversi settori, come psicologia, biologia, ecologia, informatica, ed è riferito al particolare momento che stiamo vivendo, a quello culturale, economico e sociale. In questi due anni scolastici si è presentata una situazione particolare, che io chiamerei d’urto in senso positivo e negativo, mi piace pensare che si possa staccare l’interruttore della dad, appesantita anche da problemi logistici e vivere con leggerezza la mia formazione culturale attraverso lezioni frontali in classe sia come conoscenza sia come scambio di idee tra professori e compagni, per sviluppare soprattutto il senso critico.

E in tema di situazioni difficili da affrontare, certamente quella che stiamo vivendo non credo abbia precedenti. Serrande abbassate, strade solitarie, musei, cinema teatri chiusi, aeroporti vuoti sono lo scenari che inviterebbero alla rassegnazione, ed è qua che rispolveriamo il magico neologismo, quello che ci allontana dalla rassegnazione mettendoci davanti alla speranza, in questo caso speranza di ripresa. Per uscire dall’empasse economico il nostro governo ha presentato il rilancio dell’Italia attraverso la Next generation UE, strumento finanziario da 750 miliardi di euro per rispondere alla crisi da coronavirus. Credo non vi sia cosa peggiore dell’isolamento forzato, vissuto da tutti e in maniera particolare dai giovani che si sono visti costretti tra quattro mura, prima col lockdown poi con la dad prolungata. In tutti noi dopo lo scoramento, è subentrato una dignità, non fatta di vuoto né di assuefazione, ma di speranza per un mondo nuovo, per un futuro che abbiamo già tra le mani, volendo parafrasare Guccini nella sua “Dio è morto”. Insomma, ci piace essere ottimisti, ci piace guardare oltre la siepe, perché siamo certi che tutto sommato questo frangente ci lascerà, stringendo in mano un bicchiere mezzo pieno, e cullando nella testa il valore di un termine ormai non più nuovo, ma certo mai come oggi necessario.

Di Domenica Nocera IV A Liceo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Follow by Email
Facebook
Google+
http://euclidenews.altervista.org/resilienza-dal-latino-resilire-al-presente-non-mollare">
Twitter
INSTAGRAM